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Marketing onirico: influenzare i sogni per vendere

Hai mai sentito parlare di marketing onirico? Ecco fin dove si stanno spingendo i pubblicitari per vendere.

Usare i sogni come strategia di marketing: è possibile?

È noto come sia facile riuscire a influenzare la mente di una persona e ogni marketer che si rispetti sa bene quanto sia importante farlo in maniera ottimale.
Il mondo del marketing trova continuamente nuovi metodi per riuscire a ottenere quello che vuole. Le tecniche sperimentate nel corso del tempo sono davvero tante, alcune delle quali a dir poco sbalorditive. Davvero interessante, però guardiamo anche l’altro lato della medaglia. Spesso questo complesso ambito, pur di ottenere i risultati desiderati, sfocia in strategie al quanto discutibili dal punto di vista etico, ma pur sempre impressionanti.
Ed è qui che arriviamo a parlare di una delle ultime tecniche nella quale alcune multinazionali hanno iniziato a investire: influenzare il subconscio delle persone al fine di fargli sognare i propri prodotti.

Marketing onirico: i sogni potranno diventare uno strumento per vendere di più

Sembra fantascienza però sta diventando possibile sfruttare i sogni delle persone come strumento di marketing. Questa tecnica esiste e si chiama Targeted Dream Incubation (TDI). Essenzialmente consiste nel guidare i nostri sogni tramite specifici stimoli come parole, suoni e immagini, al fine di farci sognare determinate cose.

Alcuni studi, come quello di Current Biology, hanno dimostrato che l’incubazione di un sogno può portare effetti davvero impressionanti: possiamo spingere una persona a porsi delle domande, a vedere determinate cose e addirittura a svolgere calcoli matematici.
Conseguentemente la domanda che alcune multinazionali si sono fatte è: come poter sfruttare questa tecnica per vendere di più? Ed è qui che le aziende sono passate all’azione facendo sognare il proprio prodotto alle persone così da influenzarle all’acquisto.

La Molson Coors, azienda americana produttrice di birra e bevande alcoliche, in occasione del Super Bowl ha creato una nuova campagna pubblicitaria: un video e la sua colonna sonora assicuravano agli spettatori di sognare un paesaggio fantastico, con cascate e fiumi di bevande. Chi era disposto a sottoporsi all’esperimento, veniva ripagato con uno sconto sull’acquisto di una confezione di birra Coors.
I risultati di questa campagna non sono stati divulgati, ma immaginiamo che siano stati ottimi dato che altre “piccole” aziende come Microsoft e Burger king hanno utilizzato questa tecnica per le loro campagne.

Pro e contro del marketing onirico

Usare i sogni delle persone è sicuramente un’idea rivoluzionaria, ma siamo sicuri che sia una cosa positiva? Il marketing è pazzesco. Che lo vogliamo o no entra nelle nostre vite ogni singolo giorno. Ci influenza, ci spinge a prendere decisioni, ci convince a fare determinate cose: il tutto spesso e volentieri anche senza che ce ne accorgiamo.
L’interesse commerciale dietro la TDI è senza dubbio altissimo. Potrebbe davvero rivoluzionare le campagne pubblicitarie future portando dei risultati impressionanti. Inoltre, sarebbe un’occasione per studiare il mondo onirico in maniera più approfondita e rappresenterebbe una vera e propria svolta nel campo del neuromarketing.
Ovviamente non manca chi non crede nel reale potenziale di questa tecnica, in quanto i benefici tratti dal suo utilizzo potrebbero non essere tanti quanti quelle delle pubblicità tradizionali.

Infine, il marketing onirico solleva un’importante questione, quella etica. Si tratta palesemente di una tecnica invasiva, forse troppo.
Come precedentemente detto, il marketing si è intrecciato con le nostre vite, siamo sicuri che vogliamo farlo entrare anche in ciò che abbiamo di più privato, anche nei nostri sogni?

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